Maternity blues, e i mille giorni della depressione post partum

Normalmente una donna che attende il primo figlio è ansiosa, ma può esserlo anche dopo, aspettando il secondo figlio.

Dopo il parto sino a due settimane potrebbe soffrire di maternity blues a causa dello scompenso ormonale che la aveva pacificata grazie anche alla diffusione nel corpo di endorfine che offrivano un senso di benessere.

Diversa é la depressione post partum che può durare anche sino a tre anni.

La paura di sbagliare e di non meritare un dono, di non essere adeguata alla funzione materna, la agita, ma anche perché si tratta di attendere se la natura sarà fedele alle promesse, cioè se il figlio /a saranno normale, completamente sano e magari anche se la natura generosa, permetterà di partorire un figlio/a bello/a .

Il puerperio non può non tenere la futura madre un po’allertata.

Alcune madri dopo la gestazione cadono in depressione. A volte, nella donna lo stato d’animo è devastante: prevale indifferenza e odio nei confronti del neonato e di se stesse.

Le mamme depresse non consentono facilmente al piccolo di attaccarsi al seno, non sentono affetto, non provano emozioni, non considerano che il bambino/a sia figlio loro.

Sono colte da pianti tanto improvvisi quanto immotivati. Diventano scostanti verso marito e parenti e anche verso amici. Sono impulsive e pronte a scattare per qualsiasi sciocchezza.

Sentono il neonato come se intrudesse nella loro vita. Lo avvertono in casa come un estraneo.  

Queste madri depresse dormono poco e male. I loro ritmi biologici sono sconvolti e fame e sonno cadono su di loro improvvisamente e inaspettatamente.

Perché tale può accadere e anche spesso accade?

Certo che l’abbassamento degli estrogeni e del progesterone dopo il parto che si svolge con più o meno difficoltà, concorre non poco al tono dell’umore e a sconvolgere la vita biologica della donna, insieme allo stress psico-fisico causato dal travaglio del parto.

La vita di una neomamma riguarda l’entrare in una situazione completamente nuova, piena di nuove responsabilità che anche sé, in parte previste, possono essere disorientanti.

Occorre pensare che alcune donne sperimentino prima di rimanere incinte una posizione psicologica protetta dove sono inconsciamente ovattate in un contesto protetto, prima dalla famiglia di origine e poi dalla nuova famiglia.

Vivono in un mondo indisturbato e, seppur possono sperimentare difficoltà di vario genere, non si accorgono di immaginare un mondo idealizzato e isolato dalle preoccupazioni e responsabilità .

L’idea di diventare madre è un desiderio condiviso con il marito, con la sua stessa madre che l’ha generata insieme ad eventuali sorelle o fratelli e che insieme al padre s’aspettano di vedere nipoti.

Non sempre la donna è pronta per questo, perché in lei prevale ancora la posizione psicologica di essere figlia. In un certo senso questa donna si sente tradita da tutti e costretta a essere quel che lei non vorrebbe ancora o forse mai di diventare, madre di altri, protagonista della sua vita in modo irreversibile.

Virtualmente una madre non più tornare a essere figlia. Tale idea può molto spaventare.

Da quel momento dopo il parto, la donna dovrà occuparsi in modo simbiotico, come forse si sentiva lei nel passato di un altro essere ancora lei sconosciuto, anche se un po’ assomiglia a lei perché ancora non lo conosce bene.

I suoi sentimenti sono di estraneità di una vita completamente nuova.

Cosa si può fare per normalizzare la situazione?

Come ho scritto nel titolo la depressione post partum ha una durata di circa tre anni e in tal caso, non sono pochi mesi.

Possono succedere molti eventi sgradevoli!

Questi mesi possono essere però insopportabili e anche dannosi al piccolo che ha bisogno di essere nutrito, coccolato e al centro dell’attenzione dei genitori.

La madre e il marito possono risentire molto di questo abbattimento se è psicologicamente catastrofico.

Non sempre i familiari, incluso il marito sa essere vicino e calmo di fronte ad attacchi continui e a una moglie che mantiene le distanze e sembra irriconoscibile rispetto al matrimonio o a tempo prima della gravidanza.

Normalmente non si ricorre ad un intervento psichiatrico. E’ sufficiente accettazione e calore da parte dei familiari!

Se però la situazione sembra molto difficile, è meglio non esitare a richiedere aiuto professionale.

A volte si tratta di una depressione endogena, cioè preesistente, che si è aggravata con il tempo, e in questo nuovo contesto va svelata e curata.

Sebbene non sia di per sé preoccupante, é meglio non sottovalutare mai la depressione, anche se lieve, perché non equivale automaticamente a una dinamica superficiale.

Spesso l’aiuto psicologico e psicoterapeutico può essere sufficiente, a volte una cura ormonale è di aiuto. Considerando l’allattamento farmaci antidepressivi non vengono consigliati, ma il medico può valutare caso per caso.

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

Rispondi