Litigi connessi con il grande caldo

In famiglia, oppure nei luoghi di lavoro il grande caldo certamente innervosisce coloro che coesistono in un ambiente afoso: spesso oltre i ventilatori, sono accesi i condizionatori per eliminare una fonte di umidità spesso soffocante che alimenta agitazione tra i presenti.

Il nervosismo e l’agitazione aumentano per la maggior produzione delle ghiandole surrenali di deha, cioé di catecolamine quali cortisolo, dopamina, noradrenalina, adrenalina, ecc

L’agitazione pone le persone alla ricerca di uno spazio psichico che in realtà non esiste in loco, ma s’identifica con un atteggiamento di continua distrazione e mancanza di concentrazione nell’attività che uno vorrebbe svolgere.

Inoltre, alcuni disturbi fisici aggravano il cattivo umore di chi soffre il caldo perché gli sbalzi di temperatura possono procurare difficoltà respiratorie o contratture a livello della cervice e dolori rachido-lombari, (lombalgie).

La produttività è negli ambienti di lavoro inevitabilmente penalizzata.

L’aria condizionata è fonte negli ambienti lavorativi di litigi che derivano da coloro che sono a favore dell’ aria condizionata, anche a regime di bassa temperatura nell’ambiente, e coloro che invece, non la tollerano affatto.

La maggior parte tra coloro che lavorano, ma anche in famiglia, non trova pace e soddisfazione e lamenta quel che è considerato un eccessivo raffreddamento o viceversa, quando esso non esiste e non si dedica l’attenzione necessaria per chi soffre il caldo.

Ci sono persone infatti che si sentono avvolta dal caldo al) gelido condizionatore, (clammy) e stanno bene!

Le donne sono più sensibili al freddo, perché di solito tenendo in considerazione la propria linea estetica, mangiano poco o comunque il giusto per nutrirsi, frutta yougurt, insalate e cibo salutare.

Le donne poi bevono meno alcolici e accumulano complessivamente meno calorie degli uomini. Anche loro però possono essere intolleranti al caldo, in base all’età, allo stato del climaterio, al loro bio-termo-regolazione corporea che spesso è dovuta all’abitudine cronica.

Per alcuni calorosi la temperatura giusta si aggira i diciotto e venti gradi per i freddolosi invece si aggira trai venticinque e i ventotto gradi.

Naturalmente i vestiti indossati contano in questa differenziazione: purtroppo gli uomini indossano vestiti più pesanti perché dovrebbero, almeno al lavoro, indossare camicia cravatta e giacca, scarpe chiuse in ogni stagione, mentre le donne approfittano della bella stagione per indossare vestiti molto aperti e scollati e scarpe a sandali senza calze.

L’accordo tra familiari e lavoratori non è sempre facile, ma normalmente prevale il rispetto reciproco, individuando una via di mezzo che non vizia nessuno e trova pacifica convivenza, salvo drammatiche eccezioni, tipo omicidi tra condomini e per la strada.

Quando si soffre il caldo si è meno generosi, perché si pensa di trovare un luogo fresco che faccia respirare e la disponibilità verso gli altri si riduce di molto.

Anche se l’acqua fresca scarseggia e costa sempre più, le docce, la piscina e il mare sono il tentativo di curare un’agitazione che potrebbe portare a volte a tragedie su problemi pregressi e non risolti.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista

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