Il rapporto dell’anziano con le persone che si curano di lui

Diventare madri dei propri genitori è un destino che accompagna molte persone giovani ed anziane a loro volta. Pensiamo a mariti anziani che si occupano di mogli che sono in precarie condizioni fisiche e anche di mogli che non hanno la stessa fortuna dei mariti che stanno discretamente bene in salute. Queste persone, donne e uomini, in discreta forma fisica, debbono pensare ai figli piccoli se le mogli sono malate o assenti, debbono accorrere in casa di qui e di là!

Di solito questi mariti o mogli sono già in pensione, ma se non lo fossero! Immaginate la difficile gestione?

Chiedere permessi al lavoro, chiamare urgentemente i medici e gestire le pratiche burocratiche per l’accesso alle cure. 

Spesso sono i figli che si debbono occupare dei genitori di fratelli e sorelle di altri parenti cari.

Nella vita ci deve aspettare di tutto, ma una persona giovane vorrebbe, dopo magari le ore svolte per il proprio lavoro, avere tempo per se stesso, nel caso anche per la propria famiglia, di vacanze libere!

La gestione difficile dei propri genitori dipende da molti fattori, ad esempio da quanto questi figli sentono di aver ricevuto dai genitori quando erano bambini. 

Questi sentimenti sollecitano un bisogno di restituzione appassionato che permette ai figli di privarsi della propria libertà e di compiere notevoli sforzi e sacrifici per ricompensarli per l’affetto ricevuto.

Se invece rimane un rancore nei figli per qualcosa che non ha funzionato in passato, la legge sulla famiglia che obbliga a sostenere comunque i genitori ammalati costringe i giovani a fare quello che poco vorrebbero fare. Ciò è molto triste perché la malattia dei genitori diventa un’occasione di raffinate vendette e la sofferenza aggrava la situazione da entrambe le parti.

La colpa oscilla da un genitore a un figlio e viceversa.

Bisognerebbe fare quello che in psicodramma psicoanalitico si chiama reverse-playing, cioè l’inversione dei ruoli anche se soltanto in senso psicologico come ovvia che sia.

Certi genitori non vogliono essere ricoverati in Ospedale, in Case di cura apposite, né avere badanti, e ricattano dicendo che preferiscono morire piuttosto che aspettare la morte fuori da casa propria. 

Si può capire.

Occorrerebbe fare di necessità virtù! Ma come fare quando c’è forte ostinatezza dei genitori a conciliare con la colpa dei figli.

E se i figli sono ancora troppo giovani in età adolescenziale? 

Le ragazze o le donne sono più brave e generose, ma non si può generalizzare.

Per gli anziani non è semplice accettare che il corso della vita non lascia scampo: è sempre stato indipendente e l’orgoglio rimasto gli impedisce di essere coì accettante.

L’anziano si vergogna della sua dipendenza fisica e vorrebbe mantenere una propria minima identità adulta.

L’affetto che è passato nei tempi precedenti è la chiave di tutto. 

I figli debbono digerire che è opportuno fare il possibile per la qualità della vita che è presumibile rimanga ai genitori.

I genitori debbono comprendere che tutto non può tornare come in passato, quando si era in età matura ma efficienti e in buona salute e che non tutti sono disposti a sacrificarsi per loro, anche gli stessi figli.

Occorre con pazienza ristrutturare, come meglio si può, i rapporti e rivedere gli autentici affetti e non agire d’impulso.

Spesso quando i figli sono giovani hanno a che fare con figli piccoli che richiedono molta attenzione.

I genitori anziani sono diventati nonni e quindi possono offrire un loro contributo non richiedendo tanta attenzione.

Spesso una badante è necessaria e bisogna saperla accogliere in famiglia, senza tante storie!

I figli possono provare ad insistere di servirsi di strutture adatte dove il senso umano degli operatori favorisca l’accettazione da parte dell’anziano con visite dei figli molto frequenti sin dall’inizio.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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