Stabilità psicologica della donna e dell’uomo

Spesso alcune donne sono molto arrabbiate, inquiete, frustrate perché si accorgono di rinunciare ai loro diritti e situazioni nelle quali valgono le pari opportunità e la loro dignità di persona non accettando di essere svalorizzate come in passato.

Alcune di loro si sentono umiliate, ma non sanno a volte ben riconoscer cosa si sia infiltrato nel loro mondo psichico a livello inconscio, tanto che avvertono di non trovare lo spazio psicologico per reagire in modo adeguato.

Alcune donne cioè  non trovano lo spazio interiore per muoversi e organizzare le risposte di fronte a frustrazioni ricevute dall’uomo, lasciando prevalere il senso di inferiorità: spesso anche le stesse donne che hanno già colluso inconsciamente con le convinzioni maschili sono un ostacolo.

Inutile dire che la maggior parte non sperimenta alcun problema di relazione nel tempo.

Ma alcune cedono di fronte a un atteggiamento di superiorità dell’uomo per non dire violento.

Il senso di impotenza e di umiliazione rimane nascosto in alcune di loro e paradossalmente prevale ancora in alcune un senso di vergogna che blocca e inibisce.

In tal caso, può prevalere nei rapporti sociali il carattere nervoso sino a diventare antipatico anche extra-coppia nel lavoro, nelle varie amicizie e con i vari colleghi.

Ad esempio, se personalmente accompagno a cena un’amica, di regola, mi affretto verso l’uscita dell’auto per aprirle lo sportello dalla sua parte: naturalmente e specialmente dopo un mio invito a cena, onoro il conto della serata.

Questa abitudine suona come di un uomo di una volta perché viene ripresa con piacere e un po’ di meraviglia dalle amiche.

Sembra che tali miei spontanei atteggiamenti che mi creerebbero un certo imbarazzo se non li attuassi, generano apprezzamenti in alcune donne come se fosse un antico gesto di protezione assopito dalla nostra epoca recente, dove la parità dei diritti civili e valori politici è automaticamente reclamata con la stessa parità dei conti al ristorante.

Sembra che alcune donne infatti in virtù di ciò che è giusto, lamentino nello stesso tempo una perdita di abitudini gradevoli: per essere chiari, rimpiangono seppur con imbarazzo la pur gradita galanteria negli atteggiamenti maschili.

In qualche caso l’uomo assumendo un fare protettivo abusa troppo per suoi vantaggi secondari: siccome egli tollera la donna indipendente, cioè che lavora, come se apparisse a lui una sopportazione umiliante per l’autonomia intellettuale di lei e di certi suoi comportamenti femminili, si ritira nelle buone maniere e rivendica i suoi diritti maschili, cioè compare il maschilismo.

Alcune tra le donne non sanno se abbiano sbagliato qualcosa nella vita…!

Spesso lavorano molto. Pensano alla casa e in particolare ai figli, e si dedicano, non sempre, ma spesso ai bisogni anche dei loro compagni di vita!

L’uomo di una volta infatti supportava interamente la famiglia ed era virtualmente protettivo e premuroso: forse era certo della sua posizione, oggi incerta … Il maschilismo come è sempre stato, non più da tempo accettato, potrebbe mantenersi anche violento come una reazione di estremo possesso perché egli si sente fragile in realtà, teme di essere spodestato.

Così sembra che rammentano le nostre nonne, ormai bisnonne.

C’è, in alcune donne, un rimpianto e un dubbio a causa delle loro stesse rivendicazioni e scelte dei loro stessi diritti, come se ciò implicasse la rinuncia alle prerogative femminili di un tempo che fu…

Penso che pur essendo evidente tali sensazioni e logica di rammarico femminile, la potenzialità procreativa della donna in se stessa permetta di tollerare, laddove non c’è, molte eventuali frustrazioni e di assestarsi in modo stabile nella vita. La donna in realtà sembra poi di non aver bisogno di troppe compensazioni, eccetto quelle di evitare la violenza, sia muscolare, sia suggestiva di certi probabili atteggiamenti maschilisti.

Per potenzialità creativa non intendo quella soltanto biologica. Non mi riferisco ovviamente all’atto generativo di fare figli, ma al temperamento femminile che non deriva forse solo dal brutto carattere spesso lamentato a causa di certe frustrazioni.

Quel temperamento femminile, spesso imprevisto, forse stimola l’uomo a domandarsi se il suo stile di comportamento esistenziale sia sempre quello giusto.

Le donne nelle esperienze della loro realtà biofisica, a cominciare dallo sviluppo preadolescenziale del loro corpo, dalla crescita del seno alle mestruazioni, dalle variazioni ormonali alla eventuale maternità, sono presto costrette e desiderose nel continuo cambiamento di allenarsi a trovare un senso di stabilità.

Questo bisogno-desiderio le pone in grande ascolto di se stesse del loro Sé corporeo e psichico.

Le emozioni della donna in genere sono più sviluppate ed espresse che nell’uomo.

Le donne, sottolineo in alcuni casi, sono predisposte a sentire e ad avere maggiore introspezione di Sé.

Penso che l’uomo, di base, tema di abbandonarsi ai propri profondi sentimenti verso la donna, che egli spesso realmente desidererebbe. Egli spesso non sente farcela, forse anche a ragione, di fronte alla potenziale spontaneità della donna che gli appare travolgerlo. L’uomo in alcuni casi, senza accorgersene, si difende trattenendosi e ritirandosi.

La cultura di un tempo lo ha reso guerriero nel corpo e le sue certezze sono solide se si sente sicuro, se tocca con le mani le redini.

Le rotaie di un treno simbolico offrono certezza e stabilità: gli imprevisti possono farlo fuggire intollerante alle novità emotive degli affetti.

Comprendere le posizioni di entrambi, senza competizione, né invidia, potrebbe essere una buona meta.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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Un commento

  1. Francesca

    Questo è proprio quello che mi è successo! Lui ha detto di amarti, che io sono la donna della sua vita, ma poi ad un certo punto è sparito!!!
    Quando finalmente sono riuscita a chiedergli una spiegazione, dopo tanti tentennamenti mi ha risposto che io sono troppo per lui, che non ce la può fare e che lui non si sente abbastanza per me!
    Quindi in pratica lui sarebbe terrorizzato dalla mia indipendenza?!
    Non riesco proprio a capire questo ragionamento!!!

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