Le emozioni nei film di epidemie

Debbo confessare che sono sempre stato attratto dai film del nero, non tanto dai i thriller, cioè dai gialli, salvo eccezioni, cioè da quelli rappresentati da capo lavori come Agatha Christie, Poirot, Hitchcock, ecc..

La letteratura gotica, macabra, quella inglese delle sepolture, mi ha sempre affascinato perché sono fiction che generavano in me un effetto catartico, anche ora. Direi che si tratti di un meccanismo di difesa psichico: il cattivo sta nel racconto, non nella realtà.

Penso a Dracula il Vampiro, di Bram Stocker, oppure i racconti di Edgar Allan Poe e a tanti altri. Ma anche molti film ben fatti con una buona regia come La notte dei morti viventi, di George Romero, o come L’esorcista, di William Peter Blatty…

In questi giorni paradossalmente, vi confesso, non mi dispiacerebbe leggere o visualizzare dei film sulle grandi epidemie. Molti di voi saranno terrorizzati alla sola idea!

Come è possibile aver voglia di leggere o veder film che riguardano catastrofi, mentre noi siamo all’interno di una situazione che rischia di essere catastrofica se non stiamo a casa?

Certo, forse proprio perché sono spaventato anch’io da questa situazione reale, cerco di entrare nella situazione della fiction? Penso valga la pena cercare di spiegarvi più precisamente il perché di questa mia remota passione.

Pochi anni fa nasceva il neurocinema,  lo studio cioè delle emozioni che i film terror o horror attivano nello spettatore.

Il neurocinema, che potrebbe essere considerato una nuova scienza, studia l’attrattività dei trailer finalizzata a catturare l’attenzione degli spettatori e rendere i film attraenti.

Il film, pur essendo una fiction di per sé, può farci vivere in prima persona le esperienze del protagonista e così vediamo le reazioni che esse scatenano, che ​​sono invece reali. Gli effetti emotivi sono nella gente spesso molto efficaci, per questo oggi si studiano.

Cosa accadde esattamente nel nostro cervello e come reagisce il nostro corpo?

Al cinema le aree motorie del cervello, nella paleocorteccia, non funzionano perché non ci servono. Spesso le scene di un film dell’horror ci fanno tremare sulla poltrona, oppure qualcuno vorrebbe urlare, perché le scene ci fanno superare il nostro consueto controllo emotivo, andando a scatenare le nostre antiche animalesche pulsioni che sono presenti nella corteccia pre-frontale della paleocorteccia (sistema limbico).

Vale a dire che, il contenuto è così forte dal punto di vista emotivo da farci reagire immediatamente per proteggere noi stessi o avvisare gli altri dell’imminente pericolo.

Infatti, gridando avvertiamo le persone attorno a noi avvertendole sul pericolo e che devono mettersi in salvo, oppure ci abbracciamo a loro per proteggere noi stessi. Si tratta ovviamente di una reazione atavica.

All’improvviso, non abbiamo tempo per elaborare quello che stiamo vedendo o modulare la nostra risposta. In pratica, reagiamo all’istante perché il nostro cervello, nella parte neocorteccia, la parte più evoluta recente e cosciente, non realizza il fatto che si tratta semplicemente di un film e che in realtà siamo invece al sicuro.

In altre parole, è molto difficile comunicare alle parti più primitive di noi, quelle che vengono attivate ​​in questi casi, sul fatto che ciò che stiamo vedendo è pura finzione. Come risultato, il corpo non tarda a reagire.

Lo stress post traumatico a causa di un film, riguarda poche persone tra cui i bambini, per i quali è più difficile, come è noto distinguere il confine tra realtà e fantasia, o fiction.

Negli adulti questo disturbo potrebbe essere causato da eccessiva identificazione con i personaggi. Infatti, nel caso dei film horror lo spettatore è all’oscuro di quanto ai personaggi accadrà, per questa ragione gli spettatori si immedesimano in loro.

Da un punto di vista fisiologico, vediamo che aumenta il ritmo cardiaco, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Inoltre, i ricercatori hanno rilevato un aumento dei globuli bianchi nel sangue e una maggiore concentrazione di ematocrito, possibile sudorazione, come se l’organismo dovesse difendersi da uno sconosciuto.

Non è rara la contrazione dei muscoli come reazione di allarme, una risposta simultanea della mente e del corpo ad uno stimolo improvviso e inaspettato porta, tramite il cervello primitivo, alla contrazione dei muscoli di braccia e gambe.

Perché allora non riusciamo a smettere di vedere il film? In fondo ci diverte?

Penso che ci troviamo in un momento del film o del romanzo nel quale sia prevalente un bisogno di liberarci dalla pressione della paura e ci aspettiamo che l’eroe realizzi la liberazione. La paura infatti a questo punto è ben identificata nella causa o situazione e si rivela senza maschera.

All’inizio del racconto prevale un’angoscia di un terrore di qualche oggetto non riconoscibile, poi il terrore si riconosce e la lotta diventa esplicita.

Nel nostro caso, con il quale si può fare un parallelismo, la malattia del virus si diffonde e genera un’angoscia di qualcosa che non si conosce, poi si riconosce il nemico e la lotta diventa meno angosciosa perché può essere più diretta e tenace.

Per lo spettatore si trasforma anche in una sfida. La sfida si alimenta con la ricerca della catarsi con la quale, e insieme alla quale, si potrebbero elaborare anche altri fantasmi più antichi e nascosti.

Oltre alla motivazione catartica, la curiosità insita in ciascuno di noi, in misura diversa, potrebbe essere alla base di conoscere il mistero delle cose.

Dietro ad ogni mistero si potrebbero nascondere i pericoli che ci minacciano, ma anche belle sorprese che possono renderci felici.

Alcuni film tra quelli che mi sono piaciuti:

  • I SOPRAVVISSUTI (1975) serie TV
  • THE ROAD (2010) di John Hillcoat, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy
  • CONTAGION (2011) di Steve Soderbergh
Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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