L’ospite inquietante di Nietzsche e l’inquietante Virus

Il filosofo Umberto Galimberti ci ha già a suo tempo proposto con il suo libro intitolato L’ospite inquietante, l’attuale grande problema di molti giovani.

Il geniale filosofo Nietzsche, ripreso dallo stesso Galimberti, aveva individuato a suo tempo l’angoscia psicologica e sociale che si è insinuata nei giovani in merito al crollo dei valori e l’assenza di prospettive future.

L’ospite inqueitante rappresenta simbolicamente un interlocutore psichico interno, un personaggio che parla dentro di noi, cioè un personaggio interiorizzato e vissuto dalla coscienza, derivante dal senso di vuoto e di isolamento nel quale di fatto molti giovani sono piombati.

Perdita di entusiasmo, di vitalità, perché il futuro di molti giovani è coperto da fitta nebbia e dalla sfrenata voglia di disperdersi in qualche isola del nulla invece che cercare qualcosa di attrattivo e attraente nella propria terra.

Prevale il senso di rinuncia perché non si trova più quell’aspetto che i giovani di un tempo avevano dopo un diploma o una laurea, sembrando loro di inseguire quel che si dilegua più in fretta e non si raggiunge. Prende sempre più corpo un fantasma invisibile e persecutorio che aspetta i ragazzi al varco della loro adolescenza senza fine.

Tale fantasma senza volto è simile ad un mostro che è nascosto tra le fitte nebbie e assomiglia, nel mondo interiore dei giovani, anche a un vampiro: molti giovani sperimentano di essere risucchiati da un una società tecnologica, ingiusta, per nulla protettiva, respingente e richiedente e da questa essere in balia.

Il mondo tecnologico sconfigge la politica deprivata di potere e la consegna al consumismo veloce che sfrutta l’ambiente per far crescere denaro nelle mani di pochi eletti.

Il futuro è sempre più assente nei giovani insieme ai sentimenti che si sono rarefatti come conseguenza della stessa educazione al consumismo, quei messaggi occulti che svalorizzano le emozioni per lasciare posto solo ai bisogni urgenti e cancellare i desideri dell’anima…

La società del futuro non vede i giovani e non li riconosce al di là della coltre di nebbia.

Oggi, il Covid-19 è anch’esso invisibile e per questo ciò che sperimentiamo oggi genera ansia seppur in modo diverso.

Ne sono vittime alcuni anziani, quelli più fragili, chi con pregresse malattie insieme a pochi giovani. I primi sentono di essere entrati in un tunnel sempre più lungo del quale non vedono la fine e temono di non vederla mai più.

I secondi e i giovani, passata la novità dell’evento sociale che li ha rinchiusi in casa senza la scuola per alcuni mesi in compagnia dello smartphone e del computer, si trovano ancora davanti ad un’altra nebbia: oggi quest’ultima anch’essa surreale si congiunge con la prima endogena anti-covid, appena descritta, consistente nel futuro buio.

In effetti la cura del Covid  consiste nella riduzione della socialità e della distanza fisica, che insieme all’isolamento rinforzato dalla mascherina, contribuiscono a vivere un mondo surreale e astratto perché senza contatto.

Le due nebbie per molti giovani convergono sulla base dell’attesa angosciante che l’invisibilità produce un po’ in tutti noi.

Il Virus come sappiamo è un nemico invisibile, ma cosa porta con sé questa invisibilità?

La sensazione di angoscia non ha a che fare con la paura di un oggetto temibile che però vediamo. Qualcuno ha descritto che la pandemia è addirittura più angosciosa delle guerre tra Stati perché la distruzione materiale è visibile, si può toccare, e include una fine e una sana ricostruzione che placa l’ansia e l’angoscia.

Il Covid sembra imprendibile come il vampiro di Bram Stoker che si trasforma in pipistrello, oppure in lupo, si tratta di un corpo che è in realtà un’immagine che scompare allo specchio, che può essere presente anche se non si vede.

Il Virus è mutabile e aspetta di entrare nei corpi per sopravvivere così come il vampiro necessita per sopravvivere di sangue umano: sembra sia sparito, invece è più aggressivo che mai.

L’attesa del futuro genera angoscia, non paura. L’angoscia richiede come medicina di respirare all’aria aperta, non di essere rinchiusi perché la chiusura è claustrofobica.

Ma la medicina del Virus richiede clausura e la clausura è già presente nei giovani, per il futuro miope, ma anche per gli anziani a causa dell’età poco promettente, e dei 40/50enni che sperimentano all’improvviso la crisi economica che magari già avevano conosciuto da vicino.

Penso sia meglio rappresentarsi i problemi che ci spaventano piuttosto che vederli nascosti nella fitta nebbia.

La clausura alla quale è difficile rassegnarsi può indurre, d’altra parte, a porci qualche volta in una posizione di ascolto di Sé, solo però se si trovasse la calma offerta da una condizione che ci protegge.

Il teatro è un set che protegge lo spettacolo che offre arte, creatività, la divina follia, come dice Platone.

Il setting psicoanalitico protegge cercando l’ordine, protegge e invita i pensieri liberi, le emozioni, le idee, le fantasie, i sogni.

Il relativo e ragionevole lockdown simil-protegge e può invitare ugualmente la riflessione, l’ascolto dei nostri pensieri mentre ci toglie le importanti divagazioni sociali quali il cinema, il teatro, la danza, le palestre e i nostri abbracci, ecc..

Possiamo disegnare, ascoltare musica, leggere e scrivere, recuperare vecchi contatti seppur a distanza.

L’infinito di Leopardi sembra aver intuito liricamente quello che il mondo quotidiano copre con le sue leggiadre abitudini mentre recita:

“[..] mirando, interminato spazio di là da quella,
e sovrumani silenzi, e profondissima quiete.. io nel pensier mi fingo;
ove per poco il cor non si spaura.
E come il vento odo stormir tra queste piante,
io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno
[..]”

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi