Regalare per Natale in tempo di Pandemia

Regalare per Natale in tempo di Pandemia

Regalare dovrebbe essere un momento spirituale e di conoscenza profonda della persona alla quale si regala, un’occasione per osservare sincere reazioni dell’anima, un momento di amore per l’altro, in quanto regalare significa un po’ donare se stessi con il proprio amore. C’è anche il sentimento profondo di ringraziamento, di devozione e di gratitudine per quel che si è sentito di aver ricevuto anche indipendentemente dall’oggetto regalato.

In questo Natale di pandemia regalare è assai difficile sia perché i negozi sono difficilmente raggiungibili a causa di traffico, lunghe file, ecc., sia perché la crisi economica si fa sentire ogni giorno di più. Regna nella gente un certo nervosismo e depressione misto a rabbia causata delle prigionie alle quali abbiamo dovuto sottostare e cedere senza che a volte ci sia stato un motivo comprensibile. Tuttavia la speranza di tornare a tempi migliori ci incoraggia a essere generosi e a pensare che tutto andrà bene.

In teoria, l’atto di regalare dovrebbe presupporre l’intento di donare senza ricevere nulla in cambio. Il dono è un atto di affetto e di amore di per sè. In questo modo, sembrerebbe un gesto fine a se stesso, ma non lo è. Nella realtà, la faccenda è più complessa, perché attraverso il regalo spesso si ottiene qualcosa in cambio: certi regali sono formali, cosi detti commerciali, nel senso che chi regala, forse desidera mantenere l’attenzione su di sé: pertanto egli invia con il regalo un messaggio al ricevente che dovrà ricordarsi di questa gentile attenzione e restituire qualcosa.

Dal punto di vista psicologico i passaggi sono tanti, anche se ad un primo sguardo possono sfuggire. Chi fa un regalo ben pensato che richiede l’identificazione con la persona alla quale si desidera donare dovrebbe riceve da parte del ricevente la sua gratitudine: questi due sentimenti rimandano un’immagine di altruismo e generosità che offrirebbero al donatore un senso di gioia.

Solo in un secondo momento subentra il passaggio vero e proprio dello scambio dei doni materiali. Ciò che è essenziale per la mente, è che il regalare fa ottenere e tornare indietro qualcosa in termini di positività e calore.

Penso che il senso più profondo di un regalo si riferisca all’emozione di sentirsi più uniti. Regalare è un’azione che idealmente comunica stima e affetto. Se fatta con autenticità può sostituire tante le parole. Inteso come mezzo di comunicazione, avvicina le persone. Se realmente pensato per il destinatario, il regalo ne interpreta il gusto e il desiderio, sin dal momento della scelta.

Si tratta quasi di indovinare ciò che nell’altro è ancora sconosciuto anche per il soggetto ricevente, oppure non ancora espresso o confessato in precedenza.

E’ bello ricevere un regalo di qualcosa che ancora non avevo realizzato di desiderare, ma che ora costato di apprezzare molto. Come avrà fatto il mio donatore a capire che in fondo desideravo proprio questo che mi ha regalato?! Deve aver pensato proprio profondamente a me da capire che ho questi gusti, che conosco io a malapena!

Tuttavia spesso si considera solo l’aspetto consumistico del regalo, cioè l’acquisto. In questo contesto, il regalo assomiglia ad un rituale formale. Si tratta di un atto da ripetere più per dovere che per iniziativa personale. Si cerca qualcosa in fretta e non ci si identifica con il desiderio del destinatario, non ci si mette nei panni dell’altro pensando a cosa gli piacerebbe ricevere. Pertanto a volte si regala una cosa qualunque, senza calore, guardando più alla spesa per l’acquisto che all’atto affettuoso in sé. Pensiamo al Natale: la festività religiosa evoca senz’altro l’atmosfera di festa, ma se non si riceve o non si regala nulla, ci sembra di essere soli.

Purtroppo il regalo non è sempre così romantico. Nella società dei consumi, il regalo può effettivamente equivalere a una mercanzia e lo scambio di regali può essere programmato per scopi materiali o peggio calcolato per vedere esaudite richieste specifice in futuro. In questo caso si tratta di un baratto che snatura l’essenza del regalo. Si chiama regalo, ma non è più un dono: ti do questo perché più o meno indirettamente tu mi darai qualcosa in cambio. Sotto tale aspetto il regalo potrebbe evocare una forma primitiva mascherata di mercanzia. La natura umana in questo caso poggerebbe sul concetto di mercato e di contratto. Per evitare confusioni sul regalo o posizioni troppo nette che non giovano al benessere dato dal regalo stesso, credo che sia utile comprendere che sia il dono che il contratto siano entrambi espressioni umane che permettono di entrare in relazione con gli altri.

Questo genere di regalo mi fa pensare che viviamo in un mondo consumistico dove oggi è addirittura difficile regalare oggetti nuovi, perché sembra che tutti possiedano tutto. In realtà non è del tutto vero, ma è vero che la nostra economia si basa solo sul consumo. Più si consuma e più l’economia parte e può andar bene altrimenti c’è la fine del benessere.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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