Il viaggio di Dante e quello della Psicoanalisi

Il viaggio di Dante e quello della Psicoanalisi

700 anni dopo la morte del divino Poeta

Sebbene la poesia di Dante Alighieri sia tanto eccelsa da non avere paragoni, mi piace tentare un confronto dinamico tra il viaggio che Dante Alighieri compie nella Divina Commedia e il percorso inter-psichico e intrapsichico che la psicoanalisi propone a chi desidera intraprendere una tale avventura di cura.

Nella Commedia il divino Poeta nella primavera del 1300 si trova in una selva oscura e cerca di uscirne per trovare la dritta via: l’anima è smarrita, caduta in subbuglio e confusione e cerca la catarsi. Anche chi sperimenta sgomento, sconforto, un senso di disordine psichico e cercherà di acquisire sicurezza, coscienza di Sé e autonomia si rivolge alla psicoanalisi per intraprendere un proficuo percorso.

Dante scopre l’ombra di Virgilio che gli farà da guida così come l’analizzante troverà lo psicoanalista come suo riferimento.

Mi sembra che l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso possano rappresentare e corrispondere in modo pagano ai tre livelli che S. Freud descrive come Inconscio, Preconscio e Conscio/Coscienza.

L’inconscio rappresenta un livello lontano dalla coscienza e conoscenza, che vede un territorio senza regole dove la nostra energia psichica non trova vincoli e barriere. Il territorio che si chiama Es (terreno di nessuno) esclude ogni negazione, ogni dubbio, ogni insicurezza poiché le pulsioni (tensioni biologiche), quelle che sono protagoniste e dominanti in questo territorio, seguono il principio del piacere e il processo primario. In esso regnano i bisogni primari tanto grezzi quanto urgenti. A livello del mondo inconscio e primario il pensiero logico su cui si basa la nostra vita viene respinto, così come si rifiuta, come nel mondo dei sogni, il senso del tempo e il principio di realtà.

Dante, guidato da Virgilio all’interno dell’Inferno, incontra i peccatori dell’anima che potrebbero essere paragonati alle persone che soffrono dei sintomi più severi perché incapaci di controllare gli impulsi provenienti dal profondo mondo interiore che si svolge a livello primario e inconscio.

Il processo primario, a differenza del processo secondario dove regna la ragione, è concepito senza tempo e senza spazio, senza grammatica e senza sintassi allo stesso modo di come avviene nel mondo onirico che ha leggi sue proprie.

Penso si potrebbero paragonare i pazienti che soffrono per i loro disagi ai peccatori che abitano il profondo abisso dell’inferno: nella selva oscura, nell’oltretomba a forma di imbuto dove i peccatori scontano la pena dei loro errori senza speranza è concepita la pena da scontare per sempre. Anche l’Inconscio è metaforicamente immaginato come la cantina all’interno della quale viene rimosso ciò che impiccia, ma questo luogo simbolico potrebbe imprigionare la sofferenza dovuta a primarie esperienze e azioni per sempre a meno che il soggetto, condannato alla coazione a ripetere, non decida di aiutarsi cercando la coscienza di sé attraverso il lavoro analitico.

I peccatori di Dante, come i pazienti, molto disagiati e sofferenti, hanno in comune da un lato la debolezza morale dell’anima e dall’altro per Freud, la debolezza psichica e la confusione mentale. Entrambi non riescono a contenere i bisogni profondi in modo adeguato.

Immaginiamo dunque il viaggio che si compie poeticamente all’interno delle tre sfere soprannaturali e divine come essere l’equivalente di un percorso che dal processo primario, primitivo e senza regole, il soggetto attraversa dirigendosi verso un mondo di coscienza e di autonomia.

Nel mondo di Lucifero vige la sofferenza senza tempo un’atmosfera dove non c’è né luce, né tempo, dove appunto contano le regole di Caronte, però dal mondo inconscio e primitivo si può giungere metaforicamente alla luce.  Il fatto che nell’oltretomba non ci sia tempo lo si nota con la presenza di Virgilio che infatti è vissuto molti secoli prima di Dante, prima del Cristianesimo, e dei tanti personaggi che sono vissuti in tempi differenti e che Dante e il poeta latino incontrano nel drammatico percorso. Il viaggio di Dante nella Commedia è dunque universale così come è universale il mondo inconscio: come in un sogno infatti quel che conta consiste nel contattare e dialogare con le anime che servono a Dante per descrivere il suo disappunto morale verso la sua epoca.

Ma nel sogno, come nel mondo inconscio che è invece a-morale, avviene proprio questo: si contattano i punti conflittuali e si cerca di sintetizzarli in breve, condensando anche più aspetti contemporaneamente.

Il Purgatorio di Dante potrebbe essere paragonato al livello Preconscio dell’apparato psichico di Freud. Si tratta di un livello intermedio di coscienza di Sé da un lato e dei propri peccati dall’altro. Riguarda il livello medio nel processo di coscienza in psicoanalisi, ma non ancora di vera e completa rielaborazione psichica delle situazioni passate.

Per Dante il Purgatorio non è più situato in una profonda voragine come nell’Inferno, ma nel mezzo dell’emisfero opposto e sui gradini di una scala che ascende faticosamente verso il cielo si trovano le anime dei penitenti intenti a redimersi. Le anime sono piene di speranza e guardano il cielo di stelle luminescenti. L’atmosfera è anche triste per un senso nuovo di solitudine, pentiti e desolati per gli errori già commessi, per quello che manca e si vorrebbe raggiungere, cioè la salvezza e beatitudine del Paradiso.

I pazienti sono fiduciosi e sentono che il loro mondo psichico si sta muovendo verso una loro autonomia interiore verso il meglio di se stessi, verso la luce di una maggior padronanza di Sé e coscienza dei propri desideri autentici.

Per Freud infine il terzo livello del conscio, cioè l’area della coscienza, permette all’Ego di trovare l’equilibrio tra le richieste delle pulsioni provenienti dall’Es, il Super-Ego, la coscienza etico-morale e infine le normative del mondo esterno, la realtà con le sue leggi fredde e difficili.

Per Dante coloro che giungeranno in Paradiso vedranno la luce, la verità: nel Paradiso dimora l’eterna beatitudine. Le anime contemplano la divinità di Dio. Dante ascende, intorno a lui aumenta la luminosità, e il sorriso di Beatrice, che sostituisce Virgilio nella guida,  diviene sempre più abbagliante. Dante arriverà a vedere la somma luce di Dio.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: