I nostri potenziali scienziati si formano in Italia e si esprimono all’estero

I nostri potenziali scienziati si formano in Italia e si esprimono all’estero

E’ un vero peccato che giovani di grande e dimostrata capacità nella ricerca scientifica non possano trovare in Italia la loro sede naturale e svolgere il loro lavoro con giuste soddisfazioni.

Mi è spesso capitato durante la mia attività di professore universitario di vedere giovani laureandi con buone promesse nella ricerca andarsene per l’estero.

Quando mi stato possibile ho cercato di formare nei vari anni i migliori collaboratori universitari, e alcuni di questi ragazzi erano entrati all’Università tramite borsa di studio e ottenuto anche di svolgere il dottorato di ricerca. E’ accaduto però in seguito che una parte di loro se ne sia andata nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Sono stato contento per questi giovani quando hanno ottenuto offerte tanto interessanti quanto prestigiose nelle varie collaborazioni, soprattutto se queste ben compensate economicamente, cioè offerte che presso le nostre Università non si sarebbero mai profilate.

Personalmente ho passato un certo periodo di formazione negli Stati Uniti e per poco non ci sarei rimasto per sempre. Capisco bene quindi come sia opportuno particolarmente oggi cercare d’oltralpe e oltreoceano quel che non si trova facilmente nel nostro Paese e se anche si trova, le compensazioni per i giovani sono certo ormai considerate svilenti.

Basta dire che negli ultimi 10 anni nel Regno Unito sono giunti quasi 1000 ricercatori, 450 in Germania e circa 400 in Francia.

In Italia solo 40 sono stati i ricercatori accolti.

Certo le Università non dispongono di tanti fondi, ma la burocrazia  in Italia continua a creare grandi problemi anche in questo campo.

Sebbene alcuni fondi sarebbero offerti dalla Comunità Europea per parificare gli stipendi dei ricercatori esteri agli altri europei la burocrazia non lo consente facilmente e naturalmente i professori inglesi, statunitensi, sebbene innamorati della scienza,  non se la sentono di venire in Italia con i pochi soldi previsti e in virtù di sole promesse.

Anche durante la mia attività di psicoterapia psicoanalitica ho visto persone che una volta laureate decisero di prendere il volo. Ricordo bene che alcuni di questi ragazzi venivano inibiti, alcuni soffrivano persino di agorafobia, cioè si muovevano all’aperto con molte difficoltà, ma dopo la cura sentirono il coraggio e l’entusiasmo per partire per il Regno Unito.

Ero molto contento del successo naturalmente, ma al tempo stesso pensavo a quante risorse come Stato Italiano e come Università stavamo perdendo!

Le famiglie degli studenti si impegnano molto economicamente, i ragazzi si impegnano negli studi e acquisire dopo la laura il dottorato di ricerca valido per concorrere a posti di ricercatori. L’università, tra docenti e amministrazione, è costosa, ma poi le risorse se ne vanno perché i neodottori di ricerca vincono qualche visitor professor o training experiences, ecc. e noi non li vediamo più.

Quante risorse di cervelli sprecati!

Ho pensato tante volte a quando alla San Diego State University lo staff docenti del Department of Clinical Psychology mi offrì di insegnare ciò che era di mia competenza, ovviamente ben retribuito, e di svolgere anche attività clinica in un servizio dell’Università a sua volta anch’esso ben retribuito.

Trascorsi mesi molto belli! Non mi sono pentito di essere tornato in Italia, ma forse oggigiorno non tornerei. Questo brutto segno riguardo all’Italia non mi fa certo piacere.

Spero nel primo via libera a Bruxelles al nuovo programma per la ricerca e l’innovazione in Europa dal 2021 al 2027 denominato Orizzonte Europa. Questo programma potrebbe avere un budget superiore al vecchio Horizon 2020 .

Spero nei promessi Fondi che certamente aumentati, dovrebbero migliorare la situazione italiana ammesso che la burocrazia non si metta ancora di mezzo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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