Stati depressivi da Covid

Stati depressivi da Covid

Dopo due anni di afflizione da pandemia, ricordo che un anno fa il 16 Gennaio del 2021, pubblicavo un articolo, con cui cercavo di descrivere la sofferenza psicologica a causa del virus attraverso il quale riportavo uno stato psichico di tipo depressivo-melanconico che si manifestava nei miei pazienti con diversi sintomi.

Attraverso una personale inchiesta, parecchi mesi di chiusura sociale, risultava che molti giovani bloccati a casa esprimevano un vissuto di sequestro avvenuto in casa propria. Altre persone si sentivano rapite e nascoste in un posto segreto e introvabile, altri anziani si sentivano come se fossero stati sepolti vivi prima del tempo. Infatti gli anziani in particolare avevano dichiarato di sperimentare nel loro immaginario di rimanere isolati per sempre. Un senso di dimenticanza, di abbandono misto a un senso claustrofobico prevaleva su di loro. Alcuni accusavano uno stato fisico perenne di panico e soffocamento.

Queste persone percepivano al di là della coscienza le prescrizioni delle autorità come una violenza esercitata su di loro e che essi erano costretti a subire: a causa di tale vissuto si dovevano ribellare sottovalutando la pericolosità del virus e ponendolo in secondo piano perché erano presi dall’angoscia che li faceva sentire inerti e impotenti privati di ogni rispetto e libertà.

In questa situazione in alcuni dei miei pazienti l’anno scorso avevo anche notato un atteggiamento ritroso, titubante. Emergeva durante le sedute che c’era una tendenza rinchiudersi, a comprimersi in un luogo piccolo, chiuso e virtualmente protetto. Contemporaneamente questo stesso spazio finiva per essere vissuto dagli stessi pazienti come soffocante, (sindrome da capanna).

Allo stesso tempo gli stessi pazienti sembravano rinunciare alla libertà sottratta dall’esterno, reagendo in eccesso con un inconsapevole atteggiamento letargico, come per dire chi se ne importa di stare in prigione!

La capanna evocata potrebbe rappresentare un simbolo regressivo di richiesta protettiva, immaginando una vita solo indoor (all’interno). Un sonno poi continuo e persistente indicava nei soggetti ormai passivi evocazione di un simbolo materno come un guscio che funzionava da scudo al mondo esterno.

Un altro segno di sofferenza di queste chiusure pandemiche mi riportano alla sindrome del nido pieno che in psichiatria descrive il senso di oppressione che coglie i genitori che non vedono i figli già grandi da tempo, uscire di casa per crearsi una propria vita indipendente.

I genitori sperimentano un senso di inadeguatezza e di fallimento circa la loro funzione ormai scaduta: nella casa manca lo spazio per tutti e i ragazzi non se la sentono di affrontare la vita fuori di casa.

In effetti, la pandemia ha tenuto tutti insieme a casa con sacrificio di ogni componente familiare.

Pensiamo poi alla qualità di vita di alcune famiglie costrette a vivere per lungo tempo, specie nelle grandi città in spazi ristretti in alcuni mini-appartamenti, svolgendo in contemporanea mansioni diverse!

Un anno dopo, agli inizi del mese di Gennaio dell’anno 2022, il prof. Massimo Galli tra i virologi più esperti in Italia, dichiara che la situazione appare allarmante a causa della variante Omicron che sembra aver sparigliato. Risulta che il virus sia in grado di vincere e bucare sia l’immunità dei guariti sia quella dei triplo-vaccinati.

Mi sembra oggi che i pazienti che ho in cura per ben altri motivi personali che non riguarderebbero il virus, siano nuovamente depressi, ma che soffrano di una depressione rabbiosa.

La depressione rabbiosa è reattiva a eventi più o meno traumatici e tende a ridursi mano a mano che l’evento che l’ha causata si allontana dalla coscienza. Il tempo infatti aiuterà gradatamente ad elaborare i danni provocati nello scompaginare certe strutture psichiche del Self.

Praticamente alle soglie del terzo anno durante il quale il Covid imperversa, nonostante i vaccini ci abbiano in parte protetto dalla forma grave di malattia, non siamo approdati ad alcuno porto certo.

Un anno fa’ si sperava che si potesse giungere grazie ai stessi vaccini a una sorte di immunità di gregge, considerando che la maggior parte della popolazione sarebbe stata vaccinata. Il virus non sarebbe più sopravvissuto poiché non avrebbe trovato ormai più corpi dentro i quali alloggiare. Inoltre i non vaccinati sarebbero stati protetti dai vaccinati e avrebbero guadagnato l’immunità. Invece le informazioni scientifiche ci hanno chiaramente deluso: l’immunità non si potrà mai raggiungere perché le varianti che nel frattempo il virus avrebbe creato in una popolazione mondiale scarsamente vaccinata   non lo avrebbero permesso considerando che anche in Europa i non vaccinati sarebbero stati ancora molti.

Effettivamente oggi vediamo che questo inverno 2021/22 fa già contare a causa delle varianti Delta e Omicron una enorme quantità di contagiati da virus che supera ogni previsione, se si considera inoltre che in Europa la situazione è peggiore come numero di contagi in crescita che in Italia. Si è compreso definitivamente che se tutti i popoli dei vari continenti del globo non saranno praticamente vaccinati, non potremo mai contenere il virus. L’obiettivo da considerare come raggiungibile verosimilmente consiste nel vaccinare il più possibile tutta la gente con la speranza di ottenere un’endemia del virus e di continuare a coesistere con esso tramite continue e periodiche vaccinazioni sistematiche.

In altre parole, la libertà di stile di vita, cioè il ritorno al periodo pre-virus Sars non è oggetto di grande speranza. I messaggi governativi non sono per niente ottimistici: la mascherina FFP2 obbligatoria non si prescriveva nemmeno un anno e mezzo fa’

Tale prospettiva non soddisfa la maggior parte della popolazione e in particolare le giovani generazioni..

La delusione, si accompagna a frustrazione che segue una sopportazione di almeno due anni di super contenimento delle aspirazioni dei più giovani, una rinuncia che include la mancanza del contatto sociale, fisico e sensoriale fondamentale per la comunicazione di chi è in fase evolutiva e di accrescimento culturale.

Il mondo della comunicazione è diventato solennemente virtuale e, per quanto già internet da diversi anni avesse preparato a tale stile di vita, oggi tutti sentono l’esagerazione di tale svolta, direi per l’isolamento del corpo e per la deprivazione da contatto umano.

Mi sembra che lo stato depressivo di molti giovani, ma anche di tutte le età, oscilla tra il melanconico frustrato, il sentirsi in un mondo surreale, e la rabbia.

La rabbia è tipica di persone inserite nel mondo del lavoro, alcuni dei quali risentono di situazioni economiche catastrofiche e fallimentari, ma anche di coloro che stanno per affacciarsi per la prima volta al mondo del lavoro.

La depressione rabbiosa riguarda anche un senso d’ingiustizia come se l’epoca disgraziata virale significasse sottrazione di felicità a causa di colpe commesse.

Inoltre il Covid fa paura.

Una parte cospicua della popolazione lo dichiara apertamente, ma una parte lo nasconde e razionalizza la paura se non il terrore, con atteggiamenti provocatori che manifestano sfrontatezza e svalorizzazione.

La parte della popolazione che ha paura ricorre a metodi igienici adeguati e si allinea con l’istituzione sanitaria proteggendo se stessi e gli altri.

La parte di gente che per fortuna è esigua si difende tramite meccanismi inconsci di diniego:

1) dominio, 2) trionfo e 3) disprezzo.

  1. a) Io non mi ammalo perché il virus è simile all’influenza comune e io non la prendo mai.
  2. b) Io non mi vaccino perché il virus non esiste e invece io sfuggo a quei complotti organizzati contro di noi da governi nemici e assassini che ci vorrebbero avvelenare e far scomparire dalla terra.
  3. c) Disprezzo tutti coloro che si vaccinano e che cadono

 

Vi capita di avere parenti o amici o conoscenti che invece sono sempre agitati, lamentano molte cose che non vanno, sono egocentrici, non chiedono come voi sentite, perché sono arrabbiati con la vita, con il prossimo, sono egocentrici e ingrati.

Queste persone sono altrettanto depresse come le precedenti malinconiche.

La differenza consiste che per ragioni di modelli ai quali si sono ispirati sono richiedenti qualcosa che, in fondo, nessuno può dare loro.

In particolare, sono invidiosi di chi sembra normalmente accettante la realtà del vivere senza lamentarsi troppo. Beato te che ti va tutto bene , esclamano spesso !

La loro vita procede come se ci fosse una competizione tra te che non hai ciò che dovresti godere e ciò che gli altri possederebbero baciati dalla fortuna e ti dovrebbero regalare: al depresso invidioso, sempre in ansiosa aspettativa, sembra non gli altri non gli diano mai qualcosa, come se te l’avessero promesso e non mantenessero mai la promessa.

Certo sono più socievoli coloro che sono melanconici anche se spesso i due stili si alternano in alcuni depressi. Si tratta di depressione mascherata.

L’aggressività é passiva o inespressa oppure é attiva.  Non sono sempre rabbiosi oppure sempre melanconici. C’è comunque una prevalenza dei due stili!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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