Prostituzione fisica, una lettura simbolica

Prostituzione fisica, una lettura simbolica

Il fenomeno della prostituzione, diffuso e praticato in tutte le epoche storiche e in differenti contesti culturali, continua a suscitare interrogativi non solo di ordine etico ed economico, ma soprattutto a mio parere  sotto il profilo antropologico e simbolico. Nell’antichità lo stupro delle donne da parte dei ricchi e potenti era considerato normale.

Al di là delle specifiche forme che ha assunto la prostituzione rituale in età arcaica alle più attuali pratiche di strada in Italia nonostante la legge Merlin (1958) che chiudeva le case di tolleranza, o di mercato globale,  l’attività a pagamento sembra conservare un significato costante: l’esercizio del possesso maschile sul corpo femminile, in assenza di reciprocità relazionale.

Tale atto perché avrebbe offeso il suo onore di maschio, minato la sua identità di maschio in modo irreversibile, cioè il proprio potere su di lei. In fatti le legge sull’onore dell’uomo non prevedeva reciprocità di giudizio.

Non solo questo, ma penso che l’idea della pratica sessuale, almeno per il maschio (ma non solo), il quale con disinvoltura cerca la gratificazione sessuale per mezzo del denaro, appaghi l’uomo per gratificare  forti fantasie di possesso e dominio sulla donna.

 L’acquisto in denaro del corpo sessuale di una donna estranea presuppone un tipo di eccitazione automatica e simile all’accoppiamento degli animali, direi idraulica, la quale costantemente  riflette la psicodinamica del bisogno di dominio e spesso di trionfo in molte relazioni di coppia.

Il sesso dunque sembra decisamente percepito nella fantasie maschili come separato da ogni sentimento autentico verso la donna che appunto eccita l’uomo ancor di più, proprio quando la donna si concede a pagamento perché lei riconosce fintamente il suo potere e dominio.

Per certi uomini una donna sessualmente vale l’altra e quindi alcuni uomini possono avere sesso con diverse donne che si alternano in base all’abbassamento della dopamina nell’uomo, cioè quando il rapporto sessuale si ripete per diverse volte con la stessa persona.

Nelle donna in realtà è più probabile che sia il neurotrasmettitore dell’ossitocina ad associare alla sessualità il legame affettivo, la dolcezza e il mantenimento dello stesso come nella maternità e altro …

Penso che anche per imitazione e forse anche per un pizzico di invidia per una certa disinvoltura e padronanza maschile sul sesso, alcune e non poche donne replichino lo stesso comportamento con i gigolò.

Insomma comprare una prestazione sessuale non implica alcuna condivisione di vissuti o di progettualità affettiva, ma sancisce l’oggettivazione dell’altro come corporeità che appare in modo illusoriotemporaneamente disponibile.

Penso che la prostituzione sia un simbolo di un atteggiamento psicologico che implichi quel che in modo patologico e criminale riconosciamo nella violenza sulla donna, nello stupro e nell’omicidio per impulsivo bisogno di possesso e dominio.

Uccidere è un atto di trionfo da parte dell’uccisore, anche se poi le sentenze di legge lo faranno ben ricredere.

La prostituzione con la lente di ingrandimento risulta a mio parere l’emblema del patriarcato e della subordinazione femminile. Le donne sono sessualmente libere, forse più dell’uomo, ma in genere cercano con il partner un’interazione costruttiva che abbia un senso completezza, niente affatto meccanico.

Naturalmente, il fenomeno non può essere ridotto alla sola dimensione simbolica: fattori strutturali quali povertà, disuguaglianza e migrazioni svolgono un ruolo decisivo nel determinare l’offerta a una domanda maschile diffusa.

Tuttavia, resta centrale l’asimmetria di potere che la prostituzione mette in scena: chi paga con piacere una escort esercita con piacere il dominio e chi vende ne subisce le conseguenze.

Penso che il femminicidio non sia che uno dei tanti sintomi drammatici e criminali e che sveli in modo terrificante come la mascolinità concepisca la femminilità.

In questo senso, la prostituzione rappresenta la negazione radicale di una sessualità intesa come incontro reciproco, riconoscimento dell’altro e valorizzazione della sua soggettività

 Come possiamo pensare che poche decine di anni siano sufficienti a modificare  meccanismi psichici ancestrali (non certo biologici), ma frutto di meta-messaggi antichissimi che affondano le loro radici nel profondo passato?

Non si tratta solo di una mentalità sociale, di una cultura antropologica come spesso si dice, ma riguarda una memoria che è insita nell’uomo che si chiama memoria implicita.

La memoria implicita, specialmente in certi uomini, riguarda la parte del cervello rettiliano (primordiale), cioè il sistema limbico nel quale si configura un mondo interiore inconscio e connesso precocemente con le prime introiezioni sensoriali corporee.

La memoria implicita si differenzia dalla memoria esplicita che è quella narrativa cioè che deriva dalle esperienze ricordate  e che permette di rimuoverle, di mettere in cantina gli episodi penosi, mortificanti e inaccettabili, anche se questi non sono mai veramente dimenticati ma sono indirettamente attivi nella nostra mente e comportamento.

Ormoni e impulsi scattano in certe circostanze in alcuni uomini, specialmente se l’educazione familiare non ha permesso una normale assorbimento del rispetto dell’altro e non inibisce a suo tempo la configurazione di una certa mentalità maschilista.

Penso che occorrano ancora doversi anni affinché,  grazie al una buona educazione familiare che presuppone padri ben maturati sull’argomento e alla scuola si trasmettano messaggi di rispetto, ma sopra tutto d’identificazione con l’altro nelle relazioni.

Occorre comprendere il mondo interiore femminile, mettersi nei panni della propria compagna e condividerne i sentimenti e non di lei ovviamente conoscere solo la corporeità.

Anche la donna dovrebbe saper identificarsi con l’uomo e coglierne bene la psicologia.

Penso che occorra anche salvaguardare la dignità dell’uomo se crede ancora di vivere l’amore esule attraverso la prostituzione.

L’uomo da tempo non è più cacciatore di donne e predatore del loro corpo. La prostituta alimenta lo spirito maschilista

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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