E’ noto che le generazioni con il trascorrere degli anni cambiano continuamente, ma alcuni genitori tendono a veder i figli come se il tempo fosse sempre lo stesso. Si mettono nei panni dei propri figli come se parlassero con se stessi e si dicessero qualcosa che loro non sono riusciti a fare, oppure si aspettassero che i figli avessero avessero una visione del mondo come loro lo vedono da sempre.
Oppure, se alcuni genitori hanno ottenuto un certo successo nella loro vita, danno per scontato e si aspettano che i figli raggiungano posizioni sociali e di lavoro paragonabili alle loro di un tempo come se le stesse opportunità che hanno favorito il loro successo non fossero cambiate.
Il rischio è quindi quello di confondere ciò che il figlio realmente sperimenta oggi con le proprie soggettive difficoltà con ciò che riguardava i genitori. Quei genitori desiderano che i figli replichino il loro passato o più, senza che le difficoltà del presente .
La difficoltà di comprendere nasce spesso da una mancanza di ascolto autentico.
Ascoltare non significa udire e poi comprendere a livello cognitivo, ma significa sospendere il giudizio, accogliere le emozioni altrui anche quando non coincidono con le proprie.
Mettersi nei panni dell’altro sospendendo i propri interessi affettuosi di genitori.
Tale empatia, impedisce che subentri il conflitto e il bisogno narcisistico del genitore che si oppone alla realtà psichica dei figli; non è mai il caso di indicare a un figlio come meglio funziona il proprio fratello o altre persone amiche coetanee dei figli stessi.
In tal caso, tali paragoni farebbero sentire i figli svalutati e soli come pellegrini in casa propria. I ragazzi molto giovani cercano sin dall’inizio della loro vita comunque qualcuno che li riconoscapsicologicamente , e a volte, basta un gesto affettuoso e accettante e qualche riconoscimento senza giudizio che può aprire un varco e ritrovare l’incontro che sembrava perduto o impossibileripristinari.
Spesso qualche genitore non ha nella propria infanzia a sua volta sperimentato il senso dell’accoglienza e spesso ha avuto genitori piuttosto rigidi nella loro tentativo educativo.
Alcuni genitori non conoscono la comprensione psicologica dell’altro perché come dicevo, non hanno mai imparato a mettersi nei panni dell’altro, cioè a sintonizzarsi con quel l’altro sperimenta emotivamente. Hanno avuto esperienze di regole comportamentali che presuppongono l’obbedienza passiva e non conoscono l’introspezione cioè l’esistenza di un mondo interno psichico, magari inconscio che condiziona il senso della vita più dell’intelligenza stessa.
Tale intelligenza può essere nei figli anche molto alta, ma non adatta a risolvere i loro problemi psicologici e esistenziali, nonché ottenere la forza di agire adeguatamente per mancanza di fiducia
Altri genitori scambiano il senso pratico della realtà solo sulla base di un successo sociale e professionale, quando quest’ultimo può arrivare per i figli veramente però a patto che si sia costruita in loro un minimo di fiducia interiore e un senso d’identità sufficientemente forte.
Dopo periodi sociali difficili certi genitori del passato sono stati indirizzati a i reagire con determinazione e sacrificio e per lo più questa sollecitazione aveva per loro funzionato essendo anche la società strutturata diversamente da oggi.
Spesso questi stessi genitori disorientati, scoraggiati e incapaci di percepire i problemi dei loro figli credono opportuno di aiutarli mentre sono in difficoltà iper-proteggendoli e offrire loro tante ricompense.
In realtà alimentano nei ragazzi un senso di dipendenza dalla famiglia allontanandoli dall’autonomia. Come se nutrire di cibo in eccesso offrisse l’occasione di reagire e di “crescere” psicologicamente. Si sviluppa quindi un senso di controllo sui figli, atteggiamento che non giova loro, ma fa sentire la mancanza di fiducia nelle loro azioni. Bisogna invece anche considerare che sbagliare può voler dire fare esperienza e comprendere quale sia la strada giusta.
Insomma, quando i genitori non comprendono i figli, spesso non significa mancanza d’amore, ma incapacità di ascolto profondo.
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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