Sono psicoterapeuta psicoanalitico a Bologna e vi parlo di ambivalenza, termine che molti conoscono, ma forse non sanno tutti come può si manifestare. Vi racconto una breve storia che riguarda una mia ex paziente che presi in cura 17 anni fa: si tratta di una storia piuttosto triste per non dire sconvolgente,
A quei tempi, ricevo nel mio studio Anna che vive a Bologna, una donna di poco più di 35 anni piuttosto attraente e bella. In pochi colloqui di consultazione mi appare depressa e molto tesa a causa – mi racconta- dell’improvvisa scomparsa della madre morta per un stroke emorragico incurabile. Il padre era deceduto alcuni anni prima dopo una lunga malattia. Anna ha una figlia Claretta di 10 anni che frequenta la scuola e un fratello maggiore, Franco è sposato con figli. Lei oggi vive single con la figlia in un appartamento svolgendo un’attività di igienista presso uno studio dentistico.
Con l’andare delle sedute che si svolgono con frequenza bisettimanale con uso del sofà, dopo pochi mesi Anna mi racconta qualcosa che per tempo non era riuscita a dirmi.
Le faccio sapere quel che sentivo e cioè che lei non si stava fidando appieno di me, perché percepivo che qualcosa d’importante mi veniva nascosto e anche se il tempo di cui aveva bisogno per svelare se stessa liberamente era sempre quello a lei necessario, forse ocorreva che io le palesassi i miei sentimenti. penso e gradatamente con quale imbarazzo, mi racconta che dopo l’esame di maturità svolto a circa a 19 anni, conosce un uomo di qualche anno più grande di lei, un ingegnere, Lucio che è sposato con tre figli e che vive e lavora a Genova. Ne nasce una storia importante tanto che lui sembra decidere di separarsi dalla moglie. Ma tale idea risulterà solo un’ipotesi che, pur dopo dieci anni non si realizzerà mai. Terminata questa storia Anna molto delusa e sofferente, pur comprendendo in realtà le ragioni della decisione da parte di Lucio, continua oggi pessimista riguardo al futuro la sua vita con la figlia Claretta di cui si prende cura per la sua buona crescita amandola e proteggendola dai pericoli adolescenziali dei maschietti.
La depressione di Anna che tuttavia sembra migliorare durante le sedute, contribuisce a mi farm sentire che ci deve essere qualcosa di misterioso, di enigmatico di cui Anna non riusciva a parlarmi. Le domando con prudenza mentre mi sembrava che ka sua fiducia aumentasse nei miei confronti di me e che lei stesse reagendo alla mia provocazione. Mi risponde che invece lei si sentiva da tempo fortunata di avermi incontrato e che io la stavo molto aiutando. Le confesserò quel che forse per timidezza non sono riuscita ancore a dirle. Claretta non è mia figlia, lei è mia sorella …
Ci fu un po’ di silenzio e io mi rivolsi a lei con un tono rassicurante incoraggiandola a proseguire nel racconto. Mia madre che è una donna molto bella ha sempre tradito mio padre. Lui era un uomo molto intelligente, ma malaticcio e molto debole forse mio lo ha sempre saputo perché mia madre non lo nascondeva più di tanto, uasi sfidandola per averla delusa dopo il matrimonio.
Lucio ed io andavamo spesso a mangiare a casa dei miei genitori, a una volta quando mio padre era via, lontano per ragioni di lavoro, mia madre fu seduttiva verso di lui e davanto a me, come suo solito, ma questa volta addirittura verso il mio Lucio.
Lucio non era insensibile al fascino di mia madre che aveva allora 45 anni e si può immaginare come tutto finì e quale piega alla mia insaputa prese questa storia. Venni a sapere dopo 2 anni che mia madre era rimasta incinta di Lucio. Me lo confessò mia madre stessa durante una passeggiata che mi chiese di fare con lei per parlarmi della faccenda assai delicata, mi disse così.
Io stess mi disse Anna, ero disperata, non sapevo cosa fare, i miei sentimenti di rabbia vennero da me subito sedati, Non so perché, ma perdonai subito mia madre e le dissi che la capivo che potevo comprenderla e mi misi a piangere quasi più per lei che per me stessa.
Le chiesi dopo un po’ di tempo come avremmo gestito la situazione così delicata ,,,
Anna raccontò che allo scopo di proteggere entrambi genitori, sua madre dall’ira e umiliazione del padre e dal dolore della notizia del tradimento della moglie, escogitò un piano furbo con la madre: l’idea consisteva nel trasferirsi a Mosca con la scusa di un corso di russo che per Anna sarebbe stato importante seguire per il suo corso di laurea. Il corso sarebbe durato sei mesi e la madre avrebbe accompagnata la figlia perché avrebbe avuto bisogno dalla compagnia della madre.
Il rapporto della madre con il marito non era magnifico, cosicché non vi furono difficoltà da parte di lui a dare il consenso in un momento di freddezza relazionale.
Il corso di russo ci fu veramente e così la madre arrivò con la sua gravidanza al nono mese e così potè partorire normalmente. Si trattava a quel punto di registrare il parto a nome della figlia e non vi furono poche difficoltà, ma vennero però superate tramite conoscenze al Consolato Italiano.
Le due donne con la bambina che si chiamava appunto Claretta tornarono a questo punto a Bologna.
La vita nel dolore degli eventi riprese normalmente. Ciascuno stava al suo posto La madre divenne nel ruolo di nonna , Anna era la madre e Claretta la figlia; nessuno seppe la verità eccetto i tre protagonisti ed io stesso.
Ma recentemente la morte della madre-nonna verso la quale Anna era molto reverente e dipendente generò in lei una grande rabbia e di conseguenza grande senso di colpa.
La rabbia era conseguente alle considerazioni di Anna che vedevano la sua vita sprecata a causa della madre che narcisisticamente si era inserita nella sua spadroneggiando a più non posso.Una vita di solitudine , senza affetto senza che nessuno lo sapesse e che gli si potesse dire, nè al padre, nè al fratello, né alla sorella….nè alla gente amica
Tale rabbia però retrocedeva come un tempo e faceva sentire una grande colpa, come di commettere un matricidio.
Fui richiamato e ta tutt’oggi sto cercando di essere vicino alla mia paziente Anna
La rabbia iniziale di Anna per ciò che aveva commesso la madre, si era trasformata in idealizzazione della madre di amore protettivo alla fine di non perderla. Ma oggi tale amore si è trasformato in odio feroce e anche in colpa crudele
Ecco l’ambivalenza dei sentimenti.
Roberto PaniSpecialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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