Le Gemelle Kessler: l’illusione di un amore completo, il doppio di Sè e l’unità perfetta.

Le Gemelle Kessler: l’illusione di un amore completo, il doppio di Sè e l’unità perfetta.

Roberto Pani,  Psicoanalista

I bambini in genere e anche gemelli identici e non identici entro i due anni di età, ma di solito qualche mese in anticipo, si auto-riconoscono allo specchio: ciò significa che  i piccoli prendono coscienza della propria immagine corporea, e di un primo livello della loro identità, (io sono quel bambino là dentro a quello specchio… quello specchio riflette e svela me stesso come sono in questo momento).

Nel caso dei bambini / omozigoti, cioè identici, essi si riconoscono specchiati anche nel gemello identico a lui/lei.

Tale uguglianza che rivela nell’uno e nell’altro la copia di Sè suggerisce un doppio di Sè, come se il gemello si sentisse duplicato, dove l’altro uguale a lui  è presente come alleato reciproco e quindi è vissuto come una risorsa che aiuterà ad affrontare le potenziali difficoltà future, una forza che ciascuno sente in sé. Tale forza e unità reciproca rimarrà tutta la vita anche se, durante l’adolescenza è possibile che si manifesti un conflitto tra i gemelli. In questa epoca è possibile che gli adolescenti sentano a parte la risorsa dello stare insieme anche  costretti a stare insieme per sempre senza alternative di libertà per il fatto di essere uguali. Ciascuno può reclamare un’indipendenza dall’altro una ricerca di individualità. Ma nel caso degli identici il tentativo di individuazzione di Sè è destinato a fallire. Solo accettando e riconoscendo la natura biologica e psicologica della loro reciproca posizione  riusciranno a trovare una stabilità nella coppia.

Alice e Ellen Kessler hanno rappresentato nell’immaginario collettivo della televisione italiana negli anni Sessanta, un mondo e un fenomeno artistico. La presenza scenica delle due gemelle, perfettamente sincronica, evocava un’idea speciale ed unica: quella di una dualità senza conflitto, di un reale doppio senza separazione.

Sembravano a chi le vedeva come una figura unica, duplicata, ma insieme indivisa. Due corpi, due volti, due identità che tuttavia apparivano come un’unica essenza. In tale apparente fusione, si trova ancora il fascino delle Kessler: non solo nella loro bellezza, quanto nella rappresentazione simbolica di una perfezione, come un cerchio che è già completo, come un toccare un mondo delle idee, l’iper uranio di Platone.

Dal punto di vista psicoanalitico, se il bambino non fosse contenuto e protetto dal seno gratificante e dallo stesso corpo materno o da chi ne fa le veci funzionali,  quando egli nasce si troverebbe ad affrontare un vuoto che lo porterebbe (il suo Self) verso uno smarrimento psicofisico.

Pertanto si suppone dopo il primo e felice cominciamento della vita, il percorso è segnato dal senso di mancanza e di continua perdita delle illusioni di riferimento al fine di conquistare, se tutto va bene, una propria individuazione di Sé.

Questa conquista implica poi che il bambino si evolva verso una successiva graduale separazione psichica dalla madre e poi dal padre e dai caretaker.

 L’illusorio principio del piacere attraverso cui il mondo appare come realtà esistente solo per gratificare lascia il posto al principio di realtà e al tempo stesso all’interiorizzazione della fiducia di base.

Si può capire che nascere gemelli monozigoti, cioè costruiti e provenienti dallo stesso ovulo, ossia identici, offra a livello corporeo e psichico un senso interiore di naturale certezza. Il corpo che è visto come uguale al proprio fa sentire come compenetrato nell’altro perchè sono quasi me stesso.s

 Il senso di solitudine individuale è inizialmente solo sfiorato dagli identici e l’esperienza dello specchio di Sé dell’altro gemello, cioè il ritrovare sé stessi nell’Altro, funziona da garanzia per il futuro che si presenta come imprevedibile.

All’inizio della vita dunque gli omozigoti maturano uno stato di beatitudine nel percepire che, pur circondati da difficoltà non saranno mai veramente soli nella vita futura.

In un secondo tempo però già prima dell’adolescenza, alcune sollecitazioni esterne possono apportare in ciascuno dei due uguali un desiderio di differenziazione e indipendenza reciproca e a tendere verso un’individualità tutta propria.

Gli identici lotteranno la prima parte della vita per ottenere questa libertà, ma non riusciranno mai a evitare la loro reciproca dipendenza: questa  rimarrà cronica e si attenuerà proprio solo perché finiranno entrambi per accettarla e quindi potranno essere liberi proprio e solo all’interno della stessa coppia omozigote.

Tale dipendenza originaria non significa che come persone non potranno sperimentare nella vita alcune esperienza da singoli nell’ incontrare amori e situazioni del tutto personali: come le gemelle Kessler hanno dimostrato con relazioni esterne con attori come Enrico Maria Salerno, Umberto Orsini, ecc, ma la loro unione gemellare è stata ed è per sempre mantenuta e vincente su ogni rapporto che fosse concepito fuori dal loro nucleo di base.

La vita delle Kessler è stata dura nell’infanzia: hanno insieme condiviso la sofferenza di vivere con un padre violento che picchiava la madre una madre, figura debole e inerte, ma le bambine sono riuscite insieme diventare forti e infine autonome.

Può sembrare che gemelli identici siano simbiotici tra loro nel senso psicopatologico del termine, cioè che nel senso di poco differenziati tanto da non poter sviluppare un’identità del tutto personale e originaria.

In realtà loro  omozigoti sono uniti da un forte e intenso legame psicobiologico primario.  I gemelli omozigoti sperimentano una fortissima risonanza emotiva e forte identificazione reciproca.

La loro vita come nel caso delle Kessler è affettivamente vissuta in modo armonico, non troppo perturbata sebbene alcuni litigi importanti.

Le gemelle si sono sempre sentite reciprocamente sollevate dal loro auto -riconoscimento nell’altra e non sono state ambivalenti verso se stesse perché hanno sentito la loro situazione naturale e biologica. La loro apparente fusione è uno stato ideale di armonia rassicurante all’insegna del doppio.

Probabilmente le Kessler come tutti gli identici, hanno sperimentato il ritorno nostalgico all’indifferenziazione primaria: senza una vera frattura tra sé e l’altro, un senso ideale di sincronismo perfetto in uno stato di  compenetrazione ideale, priva di ambivalenza, senza conflitti, senza perdita.

L’amore completo evocato dalla loro immagine non è dunque un amore reale, un amore senza mancanza. La fusione totale appartiene più al registro del desiderio non a quello dell’esperienza dove l’altro non è mai veramente altro, ma uno specchio che conferma un’identità già data. Molta gente viveva infatt le Kessler come superiori a noi perché belle e perfette in una rappresentazione di sé ideale e mitica, una capacità di essere felici più degli altri..

Nonostante la morte possa essere vissuta come inferno della fine vita, ma anche come paradiso e gioia eterna, le Kessler hanno trovato insieme il ritorno all’inizio della loro vita e hanno trovato il coraggio di procedere insieme e uniche e mai sole sino alla fine.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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