Lo psicodramma psicoanalitico e l’applicazione della psicoanalisi ai gruppi e alle organizzazioni

Lo psicodramma psicoanalitico e l’applicazione della psicoanalisi ai gruppi e alle organizzazioni

Lo psicodramma e l’applicazione della psicoanalisi ai gruppi e alle organizzazioni

Franco Fornari (1921-1985) rappresenta una delle figure più originali della psicoanalisi italiana del Novecento. Psichiatra e Psicoanalista, formatosi alla scuola di Cesare Musatti (1897-1989), contribuì in modo decisivo ad ampliare il campo di applicazione della teoria freudiana, mostrando come la psicoanalisi potesse diventare non soltanto una tecnica di cura individuale, ma anche un metodo di comprensione dei fenomeni collettivi, delle istituzioni e delle organizzazioni.

Musatti aveva avuto intanto il merito storico di reintrodurre in Italia la teoria e la tecnica psicoanalitica dopo il lungo isolamento culturale imposto dal fascismo. I suoi meriti cominciano da questa introduzione ma sono innumerevoli grazie ai suoi scritti e alla traduzione di tutte le Opere di S. Freud.

Fornari raccolse questa eredità, ma la sviluppò in una direzione nuova, dimostrando come i processi inconsci studiati da Freud non si esprimano esclusivamente nella vita psichica del singolo individuo, bensì anche nei gruppi, nelle comunità, nelle aziende, negli ospedali, nei tribunali, nelle università e, più in generale, in ogni sistema organizzato di relazioni umane.

L’organizzazione come sistema emotivo e lo psicodramma analitico

Nella prospettiva di Fornari ogni organizzazione è certamente una struttura razionale, dotata di regole, funzioni, gerarchie e obiettivi produttivi. Tuttavia essa rappresenta contemporaneamente un sistema emotivo complesso, attraversato da processi inconsci che influenzano continuamente il comportamento delle persone.

Ogni istituzione produce infatti un clima affettivo che orienta le relazioni molto più di quanto appaia in superficie. Ansie, speranze, rivalità, sentimenti di appartenenza, paure persecutorie, bisogni di protezione e desideri di riconoscimento circolano costantemente tra i membri dell’organizzazione, determinando modalità relazionali che spesso sembrano irrazionali se osservate soltanto dal punto di vista amministrativo o gestionale.

Per questa ragione Fornari sosteneva che nessuna organizzazione possa essere compresa esclusivamente attraverso gli strumenti dell’economia, del diritto o del management. Esiste sempre una dimensione emotiva che accompagna ogni decisione e che talvolta finisce addirittura per dominarla.

Il ritorno degli antichi scenari familiari

Uno degli aspetti più innovativi del suo pensiero consiste nell’aver mostrato come gran parte dei conflitti organizzativi costituisca la ripetizione inconsapevole di antiche esperienze infantili.

Secondo la teoria delle relazioni oggettuali, il bambino interiorizza fin dai primi anni di vita immagini profonde delle figure che si prendono cura di lui. Queste rappresentazioni interne, chiamate oggetti interni, continuano ad accompagnare l’individuo durante tutta l’esistenza e tendono a riattivarsi ogni volta che una situazione relazionale presenta analogie emotive con quelle originarie.

Così il direttore può essere inconsciamente vissuto come un padre autoritario; il primario ospedaliero come una figura paterna giudicante; il responsabile di reparto come una madre controllante; il collega particolarmente brillante come il fratello maggiore rivale; il collaboratore inesperto come un figlio da proteggere oppure da svalutare.

In questi casi le emozioni sembrano rivolte verso persone reali, ma sono in larga misura dirette verso figure appartenenti al proprio mondo interno.

Le relazioni lavorative diventano così il teatro nel quale si rappresentano inconsapevolmente drammi affettivi molto più antichi.

Il metodo del come se

L’originalità di Fornari non consiste soltanto nell’aver descritto questi fenomeni, ma soprattutto nell’aver costruito un metodo operativo capace di renderli osservabili.

Durante gli incontri con i gruppi egli invitava i partecipanti a sospendere temporaneamente il livello concreto del conflitto per esplorarne il significato simbolico.

Il principio metodologico era quello del come se.

Il gruppo veniva cioè invitato a considerare la situazione lavorativa come se rappresentasse una scena della propria storia personale.

Il direttore poteva diventare simbolicamente il padre.La coordinatrice la madre. Il collega il fratello. Il subordinato il figlio.

Non si trattava naturalmente di identificazioni reali, ma di strumenti simbolici che permettevano di comprendere come le emozioni presenti fossero spesso alimentate da esperienze affettive appartenenti al passato.

Attraverso le libere associazioni emergevano ricordi, immagini, sogni, fantasie e vissuti emotivi che rendevano progressivamente comprensibile la vera natura del conflitto.

Oggi lo psicodramma psicoanalitico del quale ho parlato e descritto tecnicamente in questo blog, che pur nasce separatamente come psicoterapia di gruppo grazie ai coniugi J Paul e Gennie Lemoine e D. Anzieu, S. Lebovici e altri, sintetizza il pensiero profondo di Fornari

Fornari dialogava negli anni 60 con la scuola francese di Psicodramma che prevede attraverso i giochi di gruppo emergenti dai temi prodotti dalle libere associazioni dei partecipanti si ricostruisca il nucleo conflittuale inconscio profondo.

Per Fornari il problema fondamentale non era il conflitto in sé. Ogni organizzazione vive inevitabilmente tensioni e divergenze. Il problema nasce quando le emozioni non riescono più a essere simbolizzate.

Quando la paura, l’invidia, l’aggressività o il senso di esclusione non trovano rappresentazione mentale, esse vengono agite direttamente nei rapporti interpersonali.

Nascono allora lotte di potere, ostilità croniche, demotivazione, accuse reciproche, assenze, burnout e paralisi decisionali.

Il compito dello psicoanalista consiste nel favorire un processo di simbolizzazione che trasformi l’azione impulsiva in pensiero.

Quando il conflitto diventa rappresentabile, esso cessa progressivamente di essere agito, le persone ricominciano a riflettere invece che reagire.

Il codice materno e il codice paterno

Tra i contributi teorici più originali di Fornari occupa un posto centrale la distinzione tra codice materno e codice paterno, due modalità fondamentali attraverso cui gli esseri umani organizzano l’esperienza.

Il codice materno rappresenta il linguaggio degli affetti. È il codice della protezione, della cura, della solidarietà, dell’accoglienza e della conservazione della vita. La sua funzione consiste nel contenere le angosce primitive e nel rendere possibile la fiducia reciproca.

Il codice paterno, invece, costituisce il linguaggio operativo della realtà.

Introduce la legge, il limite, la responsabilità, la differenziazione, il principio di realtà e l’organizzazione del lavoro.

Una buona organizzazione deve riuscire a integrare entrambi.

Se prevale esclusivamente il codice paterno, l’istituzione diventa burocratica, rigida, impersonale e persecutoria.

Se prevale soltanto quello materno, rischia invece di trasformarsi in una comunità incapace di assumere decisioni, dominata dalla dipendenza reciproca e dall’evitamento del conflitto.

La leadership matura è quella capace di alternare autorevolezza e comprensione, decisione e ascolto, efficienza e contenimento emotivo.

Gli affetti come linguaggio della mente

Un altro elemento profondamente innovativo del pensiero di Fornari riguarda la sua teoria degli affetti.

Egli non considerava le emozioni semplici reazioni soggettive, ma autentici sistemi di comunicazione biologica e simbolica.

Gli affetti rappresentano un linguaggio che permette agli individui di comprendere il significato delle relazioni prima ancora dell’intervento del pensiero razionale.

L’angoscia segnala il pericolo. La colpa protegge il legame. La vergogna regola l’appartenenza sociale. L’invidia segnala il vissuto di deprivazione. L’amore costruisce cooperazione.

Anche nelle organizzazioni gli affetti svolgono quindi una funzione conoscitiva.

Ignorarli significa perdere informazioni fondamentali sul funzionamento del gruppo.

Fornari, W. Bion e la  Tavistock Clinic Institute

Le intuizioni di Fornari presentano importanti punti di contatto con le ricerche di Wilfred Bion e con gli studi sviluppati dal Tavistock Institute di Londra.

Bion descrisse gli Assunti di base, mostrando come i gruppi possano essere inconsciamente organizzati intorno a fantasie di dipendenza, attacco-fuga o accoppiamento. Lo psicoanalista anche in questo caso diede un enorle contributo con lo sviluppo del suo pensiero che riteneva che la mente di ciascuno fosse gruppale.

Il vissuto è costituito da tanti interlocutori inconsci che parlano all’ego. Lo psicodramma funziona in base a questo concetto eespresso, in queste caso dai partecipanti al gruppo psicoterapeutico.

Alla Tavistock Clinic mise in evidenza come ogni istituzione sviluppi proprie difese collettive contro l’ansia.

Fornari condivise questa prospettiva, ma introdusse un elemento originale: attribuì un ruolo centrale ai processi di simbolizzazione e alla funzione degli affetti come strumenti di trasformazione della mente individuale e collettiva. Il suo interesse non era soltanto descrivere le difese inconsce dei gruppi, ma comprendere come esse potessero essere elaborate e trasformate attraverso il lavoro simbolico.

Attualità del pensiero di Franco Fornari sul gruppo di psicoterapia

Le intuizioni di Fornari risultano oggi particolarmente attuali. Stress lavoro-correlato, burnout, mobbing, conflitti di ruolo, crisi della leadership e difficoltà nella cooperazione sono fenomeni che non possono essere spiegati esclusivamente mediante modelli organizzativi o gestionali.

Essi sono spesso il prodotto dell’interazione continua tra strutture organizzative e vita emotiva inconscia.

La psicoanalisi delle organizzazioni mostra che ogni istituzione possiede una mente collettiva, costituita dall’intreccio delle rappresentazioni inconsce dei suoi membri.

Prendersi cura di questa dimensione significa migliorare non soltanto il benessere psicologico delle persone, ma anche la qualità delle decisioni, la creatività, la cooperazione e l’efficacia dell’intera organizzazione.

Il contributo di Franco Fornari insomma ha segnato una svolta nella storia della psicoanalisi contemporanea. Egli dimostrò che l’inconscio non abita soltanto l’individuo, ma attraversa anche i gruppi, le istituzioni e le organizzazioni, influenzandone profondamente il funzionamento. Il metodo del come se, il lavoro di simbolizzazione, la teoria degli affetti e la distinzione tra codice materno e codice paterno costituiscono ancora oggi strumenti teorici e clinici di straordinaria utilità per comprendere le dinamiche dei contesti lavorativi.

In una società nella quale le organizzazioni sono chiamate a gestire cambiamenti sempre più rapidi e complessi, l’eredità di Fornari conserva un valore non solo storico, ma profondamente operativo: essa ricorda che l’efficienza di un’istituzione dipende anche dalla sua capacità di riconoscere, contenere e trasformare la propria vita emotiva inconscia. Solo quando ciò avviene, il conflitto può diventare una risorsa evolutiva anziché un fattore di disgregazione, e il lavoro collettivo può esprimere appieno il proprio potenziale creativo e generativo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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