La vergogna di Sè come atrofia delle reazioni psicologiche e affettive

La vergogna di Sè come atrofia delle reazioni psicologiche e affettive

di Roberto Pani, psicoanalista a Bologna

Il progressivo impoverimento della vitalità di alcune persone con il trascorrere degli anni coincide con la perdita della capacità di rispondere emotivamente agli avvenimenti della vita. La persona non si entusiasma più, non si indigna, non soffre intensamente, ma neppure gioisce. Tutto sembra assumere un colore grigio.

Naturalmente in alcune persone ciò accade sin dall’inizio della vita qualora le esperienze precocissime in famiglia o nell’ambiente di nascita offrano un particolare colore allo stato psichico dell’umore e al proprio vivere il mondo. A partire dalle esperienze più sensoriali l’ambiente influisce in modo specifico.

Dal punto di vista psicoanalitico, penso che l’atteggiamento di ritiro dalle cose stimolanti possa rappresentare una difesa psichica: se le esperienze sono state in maggior parte deludenti o penose, la mente tende a ridurre l’intensità delle emozioni per proteggersi. La conseguenza, tuttavia, porta a una riduzione della capacità di vivere pienamente la propria vita.

L’atrofia neurologica delle reazioni

Sappiamo che con il crescere degli anni, il sistema nervoso può diventare meno rapido ed efficiente. Si osservano tempi di reazione più lenti, riflessi meno pronti, minore adattabilità agli stimoli nuovi. Ciò non riguarda solo la cinestesia del corpo, ma anche l’elaborazione cognitiva e introspettiva. Se una persona progressivamente ad un’età meno giovanile esce meno da casa, incontra meno amici, riceve pochi stimoli e riduce gli interessi, sviluppa una sorta di atrofia delle relazioni. La vita ripetitiva mentre preserva una apparente tranquillità non aumenta la propria sicurezza psichica del Sé che invece diminuisce lentamente. Si riduce la curiosità, si impoverisce la memoria autobiografica e la capacità empatica nel senso di sapersi identificare con l’altro e di poterlo comprendere. In altre parole il cervello sociale, come un muscolo, ha bisogno di essere utilizzato.

In questi casi da un punto di vista esistenziale la persona non perde soltanto le relazioni, ma anche il desiderio. Si riduce la progettualità, diminuisce la motivazione e il futuro comincia a sembrare privo di significato. Ciò non coincide necessariamente con la depressione, ma può causare una lenta rinuncia alla vita, spesso favorita dall’invecchiamento, dalla solitudine, dalle perdite affettive e dalla convinzione come se ormai non ci sia più nulla di nuovo.

Il fatto è che penso che prevalga in molti casi sul proprio agire una piccola o meno piccola vergogna di se stessi. Questo nel senso che le esperienze o insoddisfacenti o deludenti se ci sono state, debbono essere cancellate dal proprio curriculum esistenziale cosicché uscire, vedere vecchi amiche o amici e quindi raccontarsi con leggerezza, diventi un compito, un dovere alla lunga inaccettabile tanto da essere evitato e gradatamente per sempre negato, (morire con il soggetto). In realtà, non ci sarebbe alcun compito o dovere ovviamente, ma evitare le occasioni d’incontro può essere vissuto da qualche persona anche giovane non solo anziana come se fosse tale.

Perché?

Penso che sia per una sorta di coscienza di Sé non ben digerita ossia che appaia come se non si potesse evitare di raccontarsi per filo e per segno, cioè confessare quel che non è piaciuto e continua a non piacere di se stessi.

Quelle persone che non accolgono gli inviti degli amici sebbene gli amici insistano di vedersi in varie occasioni, sembrano rispondere ad essi: …. Cosa vuoi … se ci vediamo … dovrei dirti le solite cose noiose …

Come dicevo, ciò che non viene utilizzato tende a ridursi.

Non solo si riducono i muscoli, ma le connessioni cerebrali, le emozioni, le relazioni che porta alla riduzione della speranza. In altre l mondo interno continua a trasformarsi finché esistono relazioni, desideri e possibilità di simbolizzazione.

Per mia esperienza clinica sull’età avanzata debbo confermare che per evitare l’atrofia mentale e psichica non basta fare le parole crociate o leggere romanzi, ma è importante l’investimento affettivo e non vergognarsi di raccontarsi con leggerezza. Una persona infatti può tenersi molto occupata e tuttavia sentirsi interiormente spenta; al contrario, può avere una vita relativamente semplice, ma mantenere una forte curiosità, una capacità di amare, di pensare e di lasciarsi sorprendere.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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E tu come la pensi? Scrivimi un commento o inviami una domanda all'indirizzo roberto.pani@unibo.it...

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